(7) La Free Press dei migranti

La ragione per cui pubblicazioni come “Terre di Mezzo” non riescono ad avere successo secondo me e’ la scelta sbagliata del target. Una rivista del genere dovrebbe rivolgersi direttamente al popolo dei migranti ma per farlo una condizione fondamentale e’ che sia gratuita: una Free Press insomma.

I contenuti dovrebbero essere di immediata fruibilita’, utili! Con uno spazio dedicato alla cronaca, uno dedicato alle questioni legali curato da un esperto di immigrazione, uno spazio di autoaiuto con lettere dei lettori in cui raccontano le loro esperienze e offrono i loro consigli ed infine una rubrica dal titolo “Conoscere l’Italia”, con un articolo di cultura e un box dedicato all’insegnamento della lingua italiana. E in fondo due o tre pagine di annunci di lavoro.

Un prodotto simile potrebbe essere distribuito dagli stessi interessati e aperto alla sottoscrizione gratuita di abbonamenti. La raccolta pubblicitaria si concentrerebbe in particolare su tutti quei servizi (che negli ultimi anni stanno proliferando) rivolti agli immigrati, con la certezza di raggiungere il target.

(7) La Free Press dei migrantiultima modifica: 2009-03-29T11:49:00+00:00da idea-re
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3 pensieri su “(7) La Free Press dei migranti

  1. Un’idea come questa è molto suggestiva, e magari qualcuno la realizzasse! Forse sarò un po’ pessimista , ma non la vedo facile. Tanto per dirne una, quando dici “La raccolta pubblicitaria si concentrerebbe in particolare su tutti quei servizi (che negli ultimi anni stanno proliferando) rivolti agli immigrati, con la certezza di raggiungere il target”: questa certezza a me non pare fondata su solide basi. Può darsi, ma il mondo dell’immigrazione è molto vario e non rappresenta un unicum , né in senso etnico, né politico, né religioso, né economico, né sociale. Non vedo chi e perché dovrebbe spendere dei soldi su un prodotto per aiutarlo ad affermarsi. Forse dopo, ma intanto con quali mezzi un giornale free potrebbe cominciare?

  2. Il pessimismo non è gradito!
    Tuttavia non si può sottovalutare che il giornalismo mondiale sia in crisi. Il New York Times è in crisi. La carta stampata perde migliaia di copie, mentre aumentano i lettori on-line. Servono idee nuove per finanziare l’informazione del terzo millennio. Giornalisti di tutto il mondo rischiano il posto. Ma a ben vedere non è il giornalismo ad essere in crisi. La globalizzazione ha moltiplicato esponenzialmente sia le notizie che gli utenti. Con un unico difetto: per le pubblicità finanziatrici un lettore digitale vale molto di meno di un abbonato alla versione cartacea. E’ una questione di numeri. Il target aumenta ma le future redazioni, secondo le stime, saranno in grado di mantenere soltanto il 20 % dell’attuale numero di giornalisti.
    La soluzione?
    Le proposte sono tante e tutte adeguatamente criticate. C’è chi propone di mutuare dalle università i finanziamenti da fondazioni private.
    E chi invece suggerisce i micro pagamenti on line: se Steve Jobs è riuscito a convincere gli utenti di Napster a pagare 50 centesimi per una canzone, riusciremo a far pagare ad un maniaco del quotidiano, sulla porta di casa la mattina presto, qualche centesimo per leggerlo in rete?
    Infine c’è chi addirittura azzarda qualche esempio: 5 centesimi per un singolo articolo, 20 per il giornale quotidiano e ben 2 dollari per l’intero mese. Il tutto usufruendo ovviamente di strumenti di pagamento agevolato tipici dell’e-commerce, come PayPal.
    Non sappiamo quale sarà il futuro ma una cosa è certa, la rivoluzione è iniziata!

  3. Il pessimismo non è gradito!
    Tuttavia non si può sottovalutare che il giornalismo mondiale sia in crisi. Il New York Times è in crisi. La carta stampata perde migliaia di copie, mentre aumentano i lettori on-line. Servono idee nuove per finanziare l’informazione del terzo millennio. Giornalisti di tutto il mondo rischiano il posto. Ma a ben vedere non è il giornalismo ad essere in crisi. La globalizzazione ha moltiplicato esponenzialmente sia le notizie che gli utenti. Con un unico difetto: per le pubblicità finanziatrici un lettore digitale vale molto di meno di un abbonato alla versione cartacea. E’ una questione di numeri. Il target aumenta ma le future redazioni, secondo le stime, saranno in grado di mantenere soltanto il 20 % dell’attuale numero di giornalisti.
    La soluzione?
    Le proposte sono tante e tutte adeguatamente criticate. C’è chi propone di mutuare dalle università i finanziamenti da fondazioni private.
    E chi invece suggerisce i micro pagamenti on line: se Steve Jobs è riuscito a convincere gli utenti di Napster a pagare 50 centesimi per una canzone, riusciremo a far pagare ad un maniaco del quotidiano, sulla porta di casa la mattina presto, qualche centesimo per leggerlo in rete?
    Infine c’è chi addirittura azzarda qualche esempio: 5 centesimi per un singolo articolo, 20 per il giornale quotidiano e ben 2 dollari per l’intero mese. Il tutto usufruendo ovviamente di strumenti di pagamento agevolato tipici dell’e-commerce, come PayPal.
    Non sappiamo quale sarà il futuro ma una cosa è certa, la rivoluzione è iniziata!

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